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Gestione del bankroll nelle scommesse: quanto puntare su ogni giocata


La gestione del bankroll nelle scommesse è la regola con cui decidi quanto puntare su ogni giocata in base alla cassa che hai, prima di sapere come andrà. I metodi classici sono tre: flat (sempre lo stesso importo), percentuale fissa (la stessa parte della cassa del momento) e il criterio di Kelly, che dimensiona la puntata in base al vantaggio e che in pratica si usa frazionato. Masaniello, Roserpina e martingala sono un’altra cosa: progressioni che cambiano la puntata in base ai risultati, non al rischio.

Questa guida non nasce da un manuale. Un cliente che aveva iniziato con le surebet e stava valutando di passare alle valuebet ci ha chiesto con insistenza di usare il criterio di Kelly per decidere l’importo di ogni giocata. Abbiamo girato la domanda a José Antonio, cofondatore di BetOven e autore del suo algoritmo, che a settembre 2026 ha spiegato il criterio al resto del team in una riunione interna. Tutte le cifre sono esempi di calcolo, non previsioni.

Il bankroll è la cassa che dedichi alle scommesse, separata dal resto del tuo denaro. Gestirlo vuol dire rispondere sempre alla stessa domanda con un criterio fisso, deciso a freddo: quanto metto su questa giocata?

Se punti troppo poco, un eventuale vantaggio non si vede. Se punti troppo, una serie negativa del tutto normale ti lascia la cassa a metà, e risalire costa più che scendere: se perdi il 50 %, per tornare al punto di partenza devi raddoppiare quello che ti resta. La gestione del bankroll non sceglie le giocate e non crea valore: serve a fare in modo che una serie storta non decida al posto tuo.

Prima di qualsiasi formula ci sono tre decisioni da prendere:

  1. La cifra. Denaro che puoi permetterti di perdere per intero senza che cambi niente nella tua vita. Se ti serve per altro, non è un bankroll.
  2. La separazione. Un conto o almeno un registro a parte, così entrate e uscite si vedono senza fare i conti a memoria.
  3. L’unità. Molti usano 1 unità = 1 % del bankroll: con 1.000 € di cassa, 10 €. Ti obbliga a ragionare in proporzione, non in euro.

Flat e percentuale fissa: i due metodi di base

Sono i più semplici e sono i due che José Antonio ha passato in rassegna prima di arrivare a Kelly, ognuno con il suo difetto:

  • Flat (puntata fissa). Punti sempre lo stesso importo, per esempio l’1 % del bankroll iniziale: 10 € su 1.000 €. Il difetto: se la cassa raddoppia, ogni giocata pesa la metà di prima; se scende, rischi lo stesso importo su meno denaro.
  • Percentuale fissa. Punti sempre la stessa percentuale, ma della cassa che hai in quel momento: se la cassa scende, la puntata scende con lei; se sale, sale. È la ricetta rapida che danno quasi tutti, e nasconde una trappola.

La differenza si vede nelle serie negative. Con 1.000 € e l’1 %, dopo dieci giocate perse di fila il flat ti lascia 900 € e continua a puntare 10 €; la percentuale fissa ti lascia 904,38 € e la puntata successiva è già scesa a 9,04 €. Poco, ma nella direzione giusta: quando le cose vanno male punti meno senza doverci pensare. Il limite comune ai due metodi è che trattano allo stesso modo una giocata con molto valore e una con pochissimo.

La trappola della volatilità: l'esempio della moneta

È quella che José Antonio chiama la trappola della volatilità: con una percentuale troppo alta puoi perdere nel lungo periodo anche se hai un vantaggio, perché salite e discese si moltiplicano, non si sommano. Se 1.000 € salgono del 10 % (1.100 €) e poi scendono del 10 %, ti restano 990 €, non 1.000.

Il suo esempio è una moneta normale che, se esce testa, paga quota 3,00: per ogni euro puntato, con testa te ne tornano 3 e con croce lo perdi. Un vantaggio enorme, del 50 %. Se punti il 10 % della cassa, una testa la fa salire del 20 % e una croce la fa scendere del 10 %: insieme la lasciano più alta dell’8 %. Se punti il 60 %, una testa la fa salire del 120 % e una croce si porta via il 60 %: da 1.000 € passi a 2.200 € e poi a 880 €.

È un esempio teorico. Nessuna giocata reale ha un vantaggio simile, quindi le cifre della tabella non sono un’aspettativa di niente: servono a vedere la forma della curva.

In teoria, ecco cosa succederebbe alla cassa in base alla parte che punti a ogni lancio, in un caso tipico di 50 teste e 50 croci:

Parte della cassa a ogni lancioDi quanto si moltiplica la cassa (moneta teorica, 50 teste e 50 croci)
10 %× 46,9
25 % (Kelly)× 361
40 %× 46,9
50 %× 1: non avanzi nonostante il vantaggio
60 %× 0,0017: la cassa si azzera quasi del tutto nonostante il vantaggio

Oltre il 25 %, puntare di più aggiunge solo rischio: il 40 % finisce come il 10 %, con molte più oscillazioni, e il 60 % ti porta quasi a zero. Se cerchi con il calcolo dove sta quel punto (José Antonio lo ricava con i logaritmi: si deriva la crescita e si pone la derivata uguale a zero), ne esce una frazione che cambia con ogni giocata, perché dipende dalla probabilità di andare a segno, da quella di perdere e dalla quota. Questo è il criterio di Kelly. Più che una ricetta, è un tetto.

Curva della moneta teorica a quota 3,00: dopo 50 teste e 50 croci, la cassa si moltiplica per 46,9 puntando il 10 %, per 361 con il 25 % (Kelly), per 46,9 con il 40 %, per 1 con il 50 % e per 0,0017 con il 60 %

In verde la cassa cresce, in rosso cala. Il massimo è al 25 % (Kelly).

Il criterio di Kelly nelle scommesse: la formula passo passo

Lo ha proposto John L. Kelly, ricercatore dei Bell Labs, nel 1956, e risponde a una domanda precisa: se hai un vantaggio, quanto punti? José Antonio lo descrive come un modo di usare al meglio la cassa: punti in proporzione al bankroll, con un importo che cresce con il valore della giocata e scende con la quota. Kelly non ti dice su cosa puntare: calcola soltanto l’importo di una giocata che hai già scelto.

Questa è la versione per le quote decimali, quelle che usano i bookmaker con licenza ADM:

Kelly = (p × quota − 1) / (quota − 1)

p è la probabilità reale che la giocata vada a segno e la quota è quella offerta dal bookmaker. Il risultato è la frazione del bankroll da puntare (moltiplicala per 100 per leggerla in percentuale).

La forma classica (b × p − q) / b, con b = quota − 1 e q = 1 − p, è la stessa formula. Quella che conviene ricordare è Kelly = vantaggio / (quota − 1), dove il vantaggio (p × quota − 1) è il valore atteso di ogni euro puntato. Nella moneta di prima: (0,5 × 3,00 − 1) / (3,00 − 1) = 25 %, il punto più alto della tabella.

Un esempio con cifre illustrative:

  1. Stima la probabilità reale. Supponiamo, per ora, di sapere che è del 50 %. Tra poco vediamo da dove si prende.
  2. Calcola il vantaggio. Se il bookmaker paga 2,05: 0,50 × 2,05 − 1 = 0,025, cioè un vantaggio del 2,5 %.
  3. Dividi per la quota meno uno. 0,025 / 1,05 = 0,0238: Kelly indica il 2,38 % del bankroll.
  4. Passa agli euro e applica la tua frazione. Con 1.000 € di bankroll, il Kelly pieno sarebbe 23,81 €; mezzo Kelly, 11,90 €; un quarto di Kelly, 5,95 €.

Quando Kelly è negativo

Se il bookmaker pagasse 1,90 invece di 2,05, il conto sarebbe 0,50 × 1,90 − 1 = −5 %, e Kelly darebbe −5,56 %. Non significa «punta sull’esito opposto»: significa che la quota è sotto quella giusta e che la giocata non si fa. Kelly non crea valore: serve a dirti quando non puntare tanto quanto a dirti quanto.

Da dove viene la probabilità: l'errore che fa saltare Kelly

È qui che quasi sempre si sbaglia, ed è il primo problema che José Antonio mette sul tavolo: Kelly ha bisogno della probabilità esatta. Molti esempi che girano partono da «pensi che la squadra abbia il 55 % di possibilità» e applicano la formula come se quel numero fosse un dato. È un’opinione, e Kelly la tratta come se fosse vera. Con la stessa quota di 2,05 e una probabilità reale del 50 %, ecco cosa succede se la sovrastimi:

Probabilità che stimiQuota giusta che ne derivaKelly che ottieniCon 1.000 € di bankrollRispetto all’importo corretto
50 % (quella reale)2,002,38 %23,81 €È quello corretto
52 %1,926,29 %62,86 €2,6 volte tanto
55 %1,8212,14 %121,43 €5 volte tanto

La regola che esce dalla matematica è questa: se punti circa il doppio di quello che indica Kelly, nel lungo periodo il bankroll smette di crescere anche se il vantaggio c’è; se punti ancora di più, si riduce. Basta sbagliare di due punti (52 %) per superare il limite. Per questo la p deve venire da una fonte più affidabile dell’intuito.

Importo di Kelly con 1.000 € di bankroll in base alla probabilità che stimi: 23,81 € con il 50 % reale, 62,86 € con il 52 % e 121,43 € con il 55 %, contro i 47,62 € del doppio di Kelly

Al doppio di Kelly il bankroll smette di crescere; oltre, si riduce anche con un vantaggio.

La probabilità presa dal mercato

Nel value betting la probabilità non si indovina: si ricava dal mercato. Come riferimento si usano le quote dei bookmaker con il margine più basso, si toglie quel margine e si confronta il risultato con la quota offerta da un altro bookmaker:

  1. Prendi le quote di riferimento e somma le probabilità implicite. Una partita di tennis quotata 1,95 per ciascun giocatore: 1 / 1,95 = 51,28 % per giocatore; in tutto, 102,56 %. Quel 2,56 % in più è il margine del bookmaker.
  2. Togli il margine. Dividi ogni probabilità per la somma: 51,28 / 102,56 = 50 %. La quota giusta è 1 / 0,50 = 2,00. Se le quote dei due lati sono diverse, si fa allo stesso modo, distribuendo il margine in proporzione: c’è un esempio live nella guida al comparatore quote scommesse.
  3. Confronta con la quota offerta. Se un altro bookmaker paga 2,05 su quel giocatore, il vantaggio è 2,05 / 2,00 − 1 = 2,5 %: la p e il vantaggio dell’esempio di prima.

Questa è una valuebet, o scommessa di valore: una quota più alta della quota giusta del mercato. Per questo Kelly si sposa bene con le valuebet: la p non viene dalla tua opinione sulla partita, ma da un prezzo che il mercato ha già aggiustato. Questo non la rende esatta: la quota giusta resta una stima, e lo vedremo tra i contro.

Calcolo di Kelly passo passo: quota giusta di 2,00, un altro bookmaker paga 2,05 (vantaggio del 2,5 %), Kelly del 2,38 % del bankroll e, con 1.000 €, 23,81 € con il Kelly pieno, 11,90 € con mezzo e 5,95 € con un quarto

Dal prezzo del mercato all’importo, con l’esempio del tennis.

Kelly con quote diverse: perché a quota alta si punta meno

Siccome Kelly = vantaggio / (quota − 1), a parità di vantaggio a quota 3,00 punti la metà che a quota 2,00, e a quota 5,00 un quarto. Guardalo con quattro valuebet di esempio, con la quota giusta ricavata come sopra. Sono esempi di calcolo, non previsioni:

QuotaQuota giustaVantaggioKelly pienoUn quarto di Kelly
1,501,453,45 %6,90 %1,72 %
1,701,606,25 %8,93 %2,23 %
2,101,957,69 %6,99 %1,75 %
3,503,209,38 %3,75 %0,94 %

Quella a 3,50 è la giocata con più vantaggio e, nonostante questo, Kelly le assegna meno della metà dell’importo di quella a 1,70: più vantaggio, più importo, ma a quota più alta meno importo. Ha senso: con una quota giusta di 3,20, quella giocata va a segno meno di una volta su tre, e prima che arrivi puoi metterne in fila parecchie andate male.

Calcolo dello stake su Excel

Bastano quattro celle: in B2 la probabilità reale (0,50 nell’esempio), in C2 la quota offerta (2,05), in D2 il bankroll attuale (1000) e in E2 la frazione di Kelly (0,25). In un’altra cella scrivi =MAX(0;(B2*C2-1)/(C2-1))*D2*E2: ti restituisce l’importo in euro (5,95 € con questi dati) e zero quando la giocata non ha valore. Se parti dalla quota giusta, mettila in F2 e in B2 scrivi =1/F2. Con Excel in inglese, usa la virgola al posto del punto e virgola e il punto per i decimali.

Kelly frazionato: perché conviene puntare solo una parte

Anche con la p misurata bene, il Kelly pieno porta oscillazioni molto forti, e per questo quasi tutti quelli che lo usano puntano una frazione. Con l’esempio del tennis e 1.000 € di bankroll:

FrazioneImporto per giocataCrescita teorica rispetto al Kelly pieno (se il vantaggio è reale)Probabilità teorica di vedere il bankroll a metà
Kelly pieno23,81 €Quella di riferimentoCirca il 50 %
Mezzo Kelly11,90 €Circa tre quartiCirca il 12,5 % (una volta su otto)
Un quarto di Kelly5,95 €Poco meno della metàMeno dell’1 %

Sono cifre teoriche, valide se il vantaggio è quello che credi. E la frazione ti protegge dall’errore sulla probabilità: anche credendo al 55 %, un quarto di Kelly sarebbe 30,36 €, lontano dai 47,62 € (il doppio di Kelly) oltre i quali il bankroll smette di crescere.

José Antonio lo riassume senza giri di parole: Kelly può aiutare a non perdere così in fretta con le valuebet ma, se lo frazioni, quello che ti frena nelle serie negative ti frena anche in quelle positive. «Non è magico.»

Un riferimento pratico: dall'1 al 5 % del bankroll

Il nostro è semplice: ogni giocata dovrebbe mettere in gioco tra l’1 e il 5 % del bankroll totale. Vediamo spesso persone che puntano importi molto più alti rispetto alla cassa che avevano previsto di dedicare e che, se finiscono in perdita, non si riprendono più. Nelle quattro valuebet della tabella, il quarto di Kelly sta praticamente dentro questa forchetta e il Kelly pieno, in tre casi su quattro, sopra.

Attenzione alla parte alta: con un vantaggio piccolo o una quota alta, il 5 % può superare il doppio di Kelly. Nell’esempio del tennis, Kelly è il 2,38 % e il doppio il 4,76 %: puntando sempre il 5 %, in teoria la cassa si ridurrebbe nel lungo periodo. Con le valuebet, resta nella parte bassa; e se il Kelly frazionato ti dà meno dell’1 %, come il quarto di Kelly nell’esempio del tennis (0,6 %), non c’è motivo di alzarlo.

Non confonderlo con lo stake da 1 a 10 dei tipster, che misura la fiducia nel pronostico e non un vantaggio calcolabile (la differenza è nella scheda sullo stake nelle scommesse).

Pro e contro del criterio di Kelly

«Matematicamente è ottimo, ma è difficile da mettere in pratica», riassume José Antonio.

A favore

  • Una regola, non una sensazione: l’importo viene dal vantaggio e dalla quota, e quando non c’è valore ti dice di non puntare.
  • Segue il tuo bankroll: se scende, l’importo scende da solo, quindi in teoria non arrivi mai a zero.
  • Distribuisce con criterio: mette di più dove c’è più valore e meno sulle quote alte, che sono quelle che oscillano di più.

Contro

  • Ha bisogno della probabilità esatta. Nelle valuebet viene dalla quota giusta, che è una stima. La scelta prudente è prendere sempre il caso peggiore, e questo obbliga a puntare meno di quanto chiederebbe la formula.
  • Distribuisce anche l’errore. Dare più denaro alla giocata che «sembra» avere più valore aiuta solo se quella differenza di valore è reale; se buona parte è un errore di stima, aggiungi oscillazioni senza aggiungere valore atteso. È la versione pratica dell’avvertenza di José Antonio: il valore si calcola in modo approssimativo.
  • Risale piano: quando perdi, punti sempre meno, e uscire da una fase negativa richiede tempo.
  • Dà per scontato che tu possa puntare quanto vuoi. Dove Kelly ti chiede un importo grande, il bookmaker ti mette un limite e punti meno di quanto avevi calcolato. «Lì il criterio salta», dice José Antonio. La nostra precisazione: più che saltare, perde buona parte del suo vantaggio. Per la logica stessa di Kelly, puntare il massimo che il bookmaker ti consente resta la scelta giusta su quella giocata, ma non puoi più caricare dove c’è più valore, che era proprio il suo punto di forza.
  • Pensa a una sola cassa e a una giocata dopo l’altra (questo lo aggiungiamo noi, e vale per qualsiasi metodo, vincita massima fissa compresa): il tuo denaro è diviso tra i saldi di diversi bookmaker e spesso hai più giocate aperte nello stesso momento.

Kelly o vincita massima fissa: due modi di adattare l'importo alla quota

C’è un modo più semplice di puntare meno sulle quote alte: fissare una vincita massima per giocata e ricavarne l’importo. La vincita massima è quello che incassi in totale se la giocata va a segno, puntata compresa: quota × importo, la cifra che sulla schedina compare come vincita potenziale. Quindi l’importo è la vincita massima divisa per la quota: se la giocata va a segno incassi la stessa cifra qualunque sia la quota, e quello che rischi scende man mano che la quota sale. Per esempio, con una vincita massima di 30 €, a quota 1,50 punti 20 € e, se va a segno, incassi 30 € (i 20 € puntati più 10 €); a quota 3,50 punti 8,57 € e, se va a segno (meno di una volta su tre), incassi gli stessi 30 €. Se non va a segno, perdi la puntata: 20 € o 8,57 €.

È il metodo che usiamo in BetOven: Kelly lo conosciamo, ma non lo usiamo. E non è una variante di Kelly: Kelly distribuisce in base a vantaggio ÷ (quota − 1), la vincita massima fissa in base a 1 ÷ quota (la probabilità implicita della quota), senza guardare il valore stimato per decidere l’importo.

Le stesse quattro valuebet, con i due metodi

Un esempio di calcolo, non una previsione: 1.000 € di bankroll, un quarto di Kelly contro una vincita massima di 30 € (il 3 % del bankroll).

QuotaQuota giustaVantaggioUn quarto di KellyVincita massima di 30 €
1,501,453,45 %17,24 € (1,72 %)20,00 € (2,00 %)
1,701,606,25 %22,32 € (2,23 %)17,65 € (1,76 %)
2,101,957,69 %17,48 € (1,75 %)14,29 € (1,43 %)
3,503,209,38 %9,38 € (0,94 %)8,57 € (0,86 %)
Totale66,42 €60,51 €

Nel complesso puntano quasi la stessa cifra; cambia la distribuzione. Rispetto alla vincita massima, Kelly mette di più sulle tre giocate con più valore stimato (su quella a 1,70, 22,32 € contro 17,65 €) e meno su quella con meno valore (su quella a 1,50, 17,24 € contro 20,00 €). Con la vincita massima l’importo non dipende dal valore, quindi un errore di stima non lo sposta. E le quattro giocate oscillano in modo simile: il risultato di ciascuna, in più o in meno, si muove in genere di 14-15 €, contro i 12-18 € del quarto di Kelly. È così che questo metodo attenua la volatilità. Se il valore fosse esatto, Kelly sfrutterebbe di più le giocate con più valore.

Importo per giocata su quattro valuebet con 1.000 € di bankroll: un quarto di Kelly punta 17,24, 22,32, 17,48 e 9,38 € (66,42 € in tutto) e con la vincita massima di 30 € si puntano 20,00, 17,65, 14,29 e 8,57 € (60,51 €)

Esempi di calcolo con quote 1,50, 1,70, 2,10 e 3,50: il totale è simile e cambia soprattutto la distribuzione.

Come tradurre l’1-5 % in una vincita massima (indicativo): se la fissi tra il 2 e il 5 % del bankroll, ogni giocata resta tra l’1,33 e il 3,33 % del bankroll a quota 1,50, tra l’1 e il 2,5 % a quota 2,00 e tra lo 0,57 e l’1,43 % a quota 3,50: dentro la forchetta o sotto. Con le valuebet, meglio la parte bassa. E quando la cassa cambia, ricalcolala: non si adegua da sola.

Chi aveva ragione, il cliente o José Antonio? Tutti e due

Il cliente, in teoria. Con la probabilità esatta, Kelly è il modo di decidere l’importo con cui il bankroll cresce più in fretta nel lungo periodo, e la sua intuizione coglie due cose vere: più importo dove c’è più valore e un importo che segue la cassa.

José Antonio, in pratica. La probabilità è una stima e i bookmaker limitano gli importi. A questo aggiungiamo noi che il Kelly pieno è troppo aggressivo e che nelle surebet, da cui veniva il cliente, Kelly non si applica.

La conclusione a cui siamo arrivati con lui non è che un metodo batta l’altro: nessuno dei due dà risultati superiori in ogni caso; uno è più prudente in certe situazioni e l’altro in altre.

  • Kelly protegge meglio quando il bankroll scende, perché riduce l’importo da solo. Con la vincita massima fissa, se la cassa scende, ogni giocata pesa di più su quello che ti resta finché non abbassi la vincita massima: è il modo più immediato per ridurre le oscillazioni.
  • La vincita massima protegge meglio quando la probabilità è stimata male: è il tetto di ogni giocata, lo decidi tu e un errore di calcolo non lo sposta.

Masaniello, Roserpina e martingala: progressioni, non gestione del rischio

Se cerchi un foglio Excel per gestire il bankroll, prima o poi trovi il Masaniello e la Roserpina, e quasi ogni guida cita la martingala. Vengono presentati come metodi di gestione del bankroll, ma lavorano al contrario: non guardano se la giocata ha valore e cambiano la puntata in base ai risultati precedenti, non al rischio. Sono progressioni.

Il punto chiave è uno solo: il valore atteso di una serie di giocate è la somma del valore atteso di ciascuna. Se ogni giocata, presa da sola, ha valore negativo, nessun ordine e nessun dosaggio delle puntate rende positivo il totale. Una progressione può cambiare la forma dei risultati (molti cicli chiusi all’obiettivo e, ogni tanto, una perdita grossa), non il segno.

Martingala

La martingala raddoppia la puntata dopo ogni giocata persa, così la prima che va a segno recupera tutto. A quota 2,00, partendo da 10 €:

  • dopo 6 giocate perse di fila hai già perso 630 € (10 + 20 + 40 + 80 + 160 + 320);
  • la settima puntata è di 640 €, e serve a recuperare quei 630 € più i 10 € dell’obiettivo iniziale.

Sei giocate perse di fila sembrano rare: con eventi da circa il 50 %, capitano l’1,6 % delle volte. Ma su 200 giocate la probabilità di incontrare almeno una serie così è intorno all’80 %. E spesso il sistema si inceppa prima: finisce la cassa, oppure la puntata supera il massimo che il bookmaker accetta su quel mercato.

Martingala a quota 2,00 partendo da 10 €: puntate di 10, 20, 40, 80, 160 e 320 € perse di fila, 630 € in tutto, e settima puntata di 640 € per un obiettivo di 10 €

Raddoppiando dopo ogni perdita si rischia sempre di più per recuperare solo l’obiettivo iniziale.

Il sistema Fibonacci e il D’Alembert seguono la stessa logica con aumenti più lenti: per svuotare la cassa serve una serie negativa più lunga, ma il valore atteso resta quello delle quote.

Masaniello

Il Masaniello è il più italiano dei tre. Fissi la cassa, un numero di eventi e quanti ne devi indovinare (le «prese»), e il foglio calcola ogni puntata in modo che, se arrivi alle prese, la cassa raggiunga un obiettivo prestabilito; se gli errori superano il margine concesso, la cassa del ciclo si azzera. Dopo un errore la puntata pesa di più sulla cassa rimasta, dopo una presa pesa di meno.

Un esempio con 100 € di cassa, 5 eventi, 3 prese richieste e quota 1,90 su ciascuno, con eventi da circa il 50 % (come un testa a testa quotato 1,90 da entrambi i lati):

DatoValore
Prima puntata35,74 €, più di un terzo della cassa
Obiettivo della cassa se arrivi a 3 prese182,07 €
Probabilità reale di arrivarci50 %
Probabilità di perdere tutta la cassa del ciclo50 %
Valore atteso a fine ciclo91,03 €

Con quote senza margine (2,00) l’obiettivo sarebbe 200 € e il valore atteso esattamente 100 €: la progressione non aggiunge niente. Con il margine del bookmaker, il valore atteso scende sotto la cassa di partenza. E se le quote avessero davvero valore, il merito sarebbe delle quote, non del Masaniello. Il metodo non riduce il rischio: lo concentra in un esito secco, obiettivo raggiunto o cassa a zero.

Roserpina

La Roserpina parte dalla stessa idea con meno limiti. Fissi la cassa, un obiettivo e il numero di prese con cui raggiungerlo, e dopo ogni esito il foglio ricalcola la puntata per recuperare quello che hai perso. Non c’è un numero massimo di eventi, solo un minimo di prese: in una serie negativa le puntate possono superare il budget che ti eri dato. È il recupero della martingala, in forma più diluita.

Il segnale da riconoscere: qualunque metodo che alza la puntata per recuperare le perdite ti chiede di rischiare di più proprio quando la cassa è più piccola. La gestione del bankroll fa il contrario.

Dalle surebet alle valuebet: la gestione del bankroll in pratica

È il passaggio che stava valutando il nostro cliente. Prima cosa: nelle surebet Kelly non si usa. Si coprono tutti gli esiti in bookmaker diversi e l’importo di ogni lato lo fissano le quote: con 2,10 e 2,05 sui due giocatori di una partita di tennis e 100 € in tutto, vanno 49,40 € sulla prima e 50,60 € sulla seconda, e nessun metodo di gestione del bankroll cambia questa ripartizione. Come si calcola, e cosa fare se la seconda giocata non entra alla quota prevista, lo trovi nella guida su come trovare le surebet live. Quello che decidi tu è l’importo totale, e conviene che nessuna surebet impegni una parte grande del bankroll: se la seconda giocata non entra, la prima resta una scommessa singola.

Nelle valuebet, invece, ogni giocata può andare persa e il risultato si vede solo dopo molte giocate: hanno più varianza delle surebet e non sono adatte a chi è alle prime armi. Se stai valutando il passaggio:

  1. Parti prudente. Tra l’1 e il 5 % del bankroll per giocata, meglio nella parte bassa; con la vincita massima fissa, tienila nella parte bassa del 2-5 % del bankroll.
  2. Se usi Kelly, frazionato (un quarto) e con la probabilità più prudente: nel dubbio, la quota giusta più alta.
  3. Conta quello che hai già in gioco. Con più giocate aperte insieme, riduci ciascuna. E ogni giocata parte dal saldo di un bookmaker preciso, con il limite di importo che ti applica su quel mercato.
  4. Registra tutto e misura il tuo yield. Con il tempo ti dice se il vantaggio è quello che credi. E metti in conto serie negative anche facendo tutto bene.
  5. Non alzare per recuperare. Se ti accorgi che aumenti le puntate per rifarti di una perdita, la gestione del bankroll è già saltata, ed è il momento di fermarti. Se il gioco smette di essere sotto controllo, il Telefono Verde Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (800 558 822) è gratuito e anonimo.

Le quote che servono a Kelly, in diretta

Per usare Kelly servono due numeri: la quota offerta e la quota giusta del mercato. Con le quote live, che cambiano in pochi secondi, confrontarle a mano bookmaker per bookmaker è la parte più lenta del lavoro.

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Domande frequenti sulla gestione del bankroll

Quanto puntare su ogni scommessa?

Una parte piccola e proporzionale del bankroll: come riferimento, tra l’1 e il 5 % per giocata, e nella parte bassa con le valuebet. Con Kelly, la percentuale che esce dalla formula ridotta a un quarto o a metà, senza uscire da quella forchetta. Se non sai stimare la probabilità, una percentuale fissa piccola.

Che differenza c'è tra bankroll e stake?

Il bankroll è la cassa complessiva che dedichi alle scommesse; lo stake è l’importo di una singola giocata. La gestione del bankroll è la regola che collega i due.

Quale frazione di Kelly conviene usare?

Tra un quarto e la metà: un quarto finché non hai un registro lungo, mezzo Kelly quando quel registro conferma il tuo vantaggio. Se la tua probabilità non viene dal mercato, meglio una percentuale fissa piccola.

Kelly o vincita massima fissa: quale conviene?

Nessuno dei due è superiore in tutto, ed entrambi puntano meno sulle quote alte. Con la vincita massima fissa (quello che incassi in totale se la giocata va a segno: quota × importo), l’importo è quella cifra divisa per la quota: un errore nella stima del valore non lo sposta, ma la cifra va rivista a mano quando la cassa cambia. Kelly, in più, carica dove stima più valore e segue il bankroll da solo, ma se sovrastimi la probabilità punta troppo.

Il metodo Masaniello funziona?

Sul piano dei calcoli fa quello che dice: ti indica quanto puntare per arrivare a un obiettivo con un certo numero di prese. Ma non cambia il valore atteso delle giocate: se le quote non hanno valore, nel lungo periodo il conto resta negativo, e ogni ciclo può chiudersi con la cassa a zero. È una progressione, non una gestione del rischio.

Con il criterio di Kelly si può perdere?

Sì. Kelly decide la dimensione della puntata, non il risultato: possono esserci serie negative anche con un vantaggio reale, e se il vantaggio non c’è, la formula non lo crea. Quello che fa bene è ridurre la puntata quando scende il bankroll, e questo abbassa molto il rischio di restare senza.

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Conviene saberlo: apuestas con tu propio saldo, así que puede haber días en negativo. Y las casas limitan antes o después: cuando una lo hace, añades otra y sigues operando. La limitación no se elimina, se diluye.Meglio saperlo: operi con il tuo saldo e puoi perdere denaro, anche durante la prova; nessun risultato è garantito. I bookmaker possono limitare i conti e BetOven non lo impedisce.Worth knowing: bets are placed from your own balance and you can lose money, including during the trial. BetOven does not prevent bookmakers from limiting your accounts.
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